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Il Museo della Moda al San Carlo

18 Dicembre 2021, 10:00 - 18 Aprile 2022, 17:00

inaugurazione della mostra: “Prêt à Parterre di Moda in Modi” del Memus

Museo e Archivio Storico del San Carlo

Lo spettacolo nello spettacolo

La stagione del Teatro San Carlo è un appuntamento abituale di risonanza storica. Sull’onda di una considerazione di più ampio respiro, l’inaugurazione della stagione teatrale non è semplicemente un evento culturale, ma è anche politico, mondano e mediatico. In primis è un omaggio, ultimo, a una vecchia tradizione italiana. Da circa tre secoli, nel nostro Paese, l’opera è stata al centro della vita sociale e il teatro, la dimora unica della più italiana delle arti: il melodramma. All’insegna della sua celebrazione, il teatro, è stato luogo degli affari, degli affetti, delle passioni forti, alcune supportate dall’ideologia, come del più sfrenato gioco d’azzardo e degli incontri più disparati. Così, a teatro, si trovava la compagnia, il divertimento e grazie al tipico uso italiano del palchetto, addirittura intimità. La “prima”, in un tuffo nel passato, è un incontro rinnovato del bel mondo. Vige l’attrazione per l’opera e la subordinazione pedissequa al desiderio egocentrico di apparire. Non è la sola partecipazione alla pièce in programma ma è il contributo degli spettatori alla narrazione di una serata da favola, in cui, primeggia il luccichio e la ricercatezza delle mise femminili. Sono tutte in tiro, ciascuna si mostra al meglio di sé e gli accompagnatori non sono da meno! Le creazioni esclusive di haute couture innescano un tamtam di opinioni, titolate e non, oltre a tanti pettegolezzi. Tanto e febbrile è il lavoro che precede la soirée! È il tempo, in cui, ci si incontra nei salotti tappezzati in velluto di sartorie rinomate, che dedicano la presentazione del campionario stagionale alla cliente di turno. L’importante è che l’appuntamento sia esclusivo al pari dei capi indossati dalle mannequin, così che la scelta, dell’abito perfetto, venga corredata da un dolcino come da un caffè. Ovviamente le sartorie napoletane del calibro di Di Finizio, Buccafusca e Concettina Buonanno sono attente a contattare la cliente a tempo debito. Le prime hanno un potenziale di acquisto più facile e immediato. Per ciascuna è predisposto un manichino personalizzato, esattamente rispondente alla silhouette della signora, così che gli incontri, necessari alla prova, siano ridotti al massimo di due. Certo l’abito è elaborato ad hoc anche se si avverte l’incidenza della moda del momento. Nel contempo è anche la rivisitazione di una tendenza di fondo, calibrata, all’insegna di una vestibilità che valorizzi appieno la cliente. Non si disdegnano le sovrapposizioni di più chincaglierie come nel caso di fiori frammisti a steli e/o eccedenze frivole e fantasiose: paillette, canottiglie, swarovski e chi ne ha più ne metta! Ma il tempo passa e il mondo cambia. Il ventennio successivo agli anni settanta, vede nel costume dei fedelissimi alla prima teatrale, un vero e proprio giro di boa, una sorta di rivoluzione che opacizza lo scintillio dei tempi andati. Lo spettacolo di apertura, in una visione più moderna, contempla la possibilità di incappare in manifestazioni di dissenso sociale. I molti amatori delle pièce, quelli nostalgici, storcono il naso, non ammettono alcun intralcio, dissentono, apriori, dalle motivazioni scatenanti. Questo parterre ha poco a che fare anche con le new entry, interessate, dal canto loro, al solo spettacolo inscenato sul palcoscenico e non già alla commedia interpretata dal pubblico. Una ventata di spirito democratico, veritiero o non, alleggia tra le file degli abbonati! Il blasonato accanto al professionista come all’insegnante, sono tutti in attesa dello spettacolo, alla ricerca della propria evasione. Ciascuno, però, promuove un modo di essere, il proprio, senza alcuna pretesa di scalfire o primeggiare sul mondo, sui pensieri e le immagini dell’altro. Ed ecco che c’è chi si ostina a promuovere l’eleganza degli antichi fasti ma non è cosa da tutte e tutti. Nella medesima occasione, c’è chi utilizza mise che poco si distaccano dagli outfit quotidiani. Forse ha un solo particolare distintivo. Il binocolo, il ventaglio, una montatura di occhiali insolita o opta per il nero, a volte impreziosito da un filo di lurex in un sotto giacca o in una pochette, come l’argento o l’oro di una spilla stravagante. A volte si sfoggia un monile vistosissimo, ad esempio in resina per nobilitare, solo coniando un termine nuovo, la plastica della bigiotteria dai colori vitaminici degli anni 60 – 70. Ma tutto evolve ancora e inesorabilmente. Oggi le prime dei grandi teatri come il San Carlo e la Scala continuano ad attirare personalità note, ritratte sui rotocalchi, protagoniste della politica come delle copertine patinate, delle vicende di costume come degli scandali più discussi. Ma la loro grandeur, è tutt’altra cosa! Se brilla, perché questa non è più la regola, brilla di una luce dal sapore posticcio. I preziosi adornano il collo delle gentildonne ma è molto probabile che siano presi in prestito. É così che si conviene, già da tempo, anche per le dive che calcano i red carpet. Tutte sono pronte a catturare l’attenzione, consumata in uno scatto e condivisa nell’invio di una cascata di post.I fotografi, dal canto loro, devono attenersi a una norma, tutta nuova: citare la griffe nei credit della foto.

Il Museo della Moda

La Fondazione Mondragone di Napoli, Polo della Moda Femminile della Regione Campania, Istituto di Alta Cultura, Museo della Moda e già museo di interesse regionale del tessile e dell’abbigliamento “Elena Aldobrandini” (1589 -1663) è unico e straordinario. È custode attento della storia e della cultura vestimentaria, delle lavorazioni locali, elette a vere e proprie vocazioni territoriali. È vetrina del fashion con esposizioni, permanenti e temporanee, che testimoniano la veridicità indiscussa del primato sartoriale del Made in Italy, e ancor più nello specifico, del Made in Campania. Nasce per dare visibilità a donazioni di abiti e accessori, nonché oggetti di affezione, che antiche famiglie aristocratiche e dell’alta borghesia napoletana, hanno concesso alla Fondazione. Il fine è di trasformare i beni di un loro congiunto, da oggetto famigliare, a esemplare da condividere con la collettività. Lungo il percorso museale, di ultima concezione (2019), la successione dei trend storici della moda, è un escamotage per ricalcare il processo di emancipazione femminile, letto attraverso il modo di abbigliarsi. Nel raffronto con epoche passate è possibile anche scoprire la differenza tra l’antichità e il presente, in riferimento ai tempi e ai modi della vestizione. Scandirli offre opportunità di riflessione e dialogo su tematiche sempre più attuali con una chiave di accesso inedita. Ma c’è molto di più! Anche la consapevolezza di un’eleganza –  quella maschile – che abita a Napoli e da sempre! E reclama, in virtù dei riconoscimenti in ogni dove, un luogo, a Napoli, che ne dia giusta rappresentazione. I primi arbori dell’impeccabilità sartoriale partenopea risalgono al 1351. La Confraternita dei Sartori, nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato, dà vita alla sua prima scuola e, da allora, si rigenera incessantemente e si fa tradizione granitica: segna la sua netta contrapposizione al rigore intransigente e un po’, per così dire bacchettone, del bespoke inglese. È la nobiltà di una città europea – Napoli – fucina indiscussa della cultura settecentesca a dettare i diktat della Moda, quella che conta. Quella che approda al Novecento con l’affermazione di Kiton, Rubinacci, Marinella, Cilento, Arzano e altri ancora, realtà operose che da piccole botteghe a gestione famigliare, salgono sul podio e conquistano il mondo. Sono brand inconfondibili, legittimano la sobrietà della giacca con la manica a’ mappina e ne fanno un prodotto napoletano doc e, al contempo, un classico sartoriale. Non a caso sono di produzione napoletana, gli abiti sartoriali, del Pasqualino “Settebellezze” – alias Giancarlo Giannini – di Lina Wertmüller, come più recentemente di Jep Gambardella, ossia Tony Servillo, della “Grande Bellezza”, di Paolo Sorrentino. È così che il Museo della Moda apre una nuova sezione: La Sartoria maschile Napoletana, rappresentativa di una produzione di eccellenza, che ha tramutato il fatto a mano napoletano in fatto a mano italiano. Ma c’è ancora di più! La Fondazione, parte integrante di un palazzo nobiliare è affiancata alla chiesa di Santa di Maria delle Grazie (1715 – 1723), la cui fattezza tardo barocca, assegna all’intero complesso monumentale, un alto valore storico architettonico. In sintonia a questa ubicazione e a conferma dell’esistenza di un patrimonio tessile e ornamentale di oggettistica sacra, nella parte perimetrale della chiesa, è prevista la prossima apertura dell’ala museale dedicata al comparto sacro. Un mix di bellezza e storia. Il giardino, che in passato accoglieva piante di mortelle, la cui esistenza ha riprova nella toponomastica cittadina, ricorda la destinazione d’uso dell’intera zona, prediletta per la nascita di luoghi votati alla contemplazione e alla preghiera. Le atmosfere suggestive e incantate, ancor ivi riproducibili, ben si prestano, anche attraverso la concessione di spazi a privati, all’organizzazione di attività culturali varie e di formazione didattica e professionale.

Personalità e look

L’abito riflette la personalità di chi lo indossa. Questa verità trascende tempi e luoghi. Un aneddoto curioso, uno tra tanti, ne dà conferma. Sono gli anni 30 ed Elsa Schiaparelli e Coco Chanel partecipano a uno stesso ballo dell’alta società parigina. Le due si detestano molto e da sempre. Chanel chiede alla rivale, vestita da albero, sue testuali parole, alludendo al color verde, considerato inammissibile nell’haute couture, di ballare con lei. Ne approfitta per spingere Elsa contro un candelabro. Il fuoco viene spento solo grazie a un fiume di soda, che inonda la stilista tra il clamore e le risate degli astanti. Da allora le sorti del color verde, nell’haute couture, sono pressoché immutate. Eppure splendido è l’abito verde brillante monospalla e in velluto, di manifattura napoletana, indossato con fierezza da Anna Maria Sanfelice di Bagnoli, nei tardi anni ‘50, in occasione di una soirée principesca.

  • Genere Evento Dicembre
  • Data: 18 Dicembre 2021 - 10:00 18 Aprile 2022 - 17:00
  • Luogo:Museo e Archivio Storico del San Carlo

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